G. Fontanini Ordinario  Anatomia Patologica, Università di Pisa

Il cancro è una malattia genetica. Il suo sviluppo, infatti, dipende dalla successione incessante di alterazioni a carico di geni o nei meccanismi che ne regolano la funzione.

Nel corso della vita tali alterazioni, provocate da vari fattori cancerogeni come il fumo di sigaretta o una dieta inadeguata, si sommano tra loro innescando un processo di trasformazione delle cellule normali che, progressivamente, vanno incontro ad un cambiamento del loro assetto genetico e delle loro caratteristiche morfologiche divenendo cellule neoplastiche. La proliferazione delle cellule così trasformate, consente loro di acquisire capacità invasive nei confronti dei  tessuti adiacenti e di sfuggire ai meccanismi di controllo da parte del sistema immunitario dell’ospite, portando allo sviluppo di un tumore sempre più aggressivo, che inesorabilmente si diffonde all’intero organismo.

Le alterazioni geniche rappresentano quindi la base, acquisita o più raramente ereditaria, per lo sviluppo del cancro, la cui incidenza è complessivamente in aumento anche se, dall’inizio degli anni novanta, la percentuale di sopravvivenza media a 5 anni, almeno per alcuni tipi di neoplasia, risulta sensibilmente incrementata.

Le alterazioni geniche alla base dello sviluppo tumorale rappresentano però, quando di tale sviluppo sono le principali artefici, anche un importante bersaglio terapeutico, soprattutto per farmaci diretti specificatamente verso tali alterazioni.

Il cancro è pertanto potenzialmente curabile e, nell’ultimo decennio, nel settore dell’oncologia, lo sviluppo di nuove tecnologie e di nuovi farmaci a bersaglio molecolare, ha favorito il miglioramento dell’approccio al paziente oncologico sia da un punto di vista diagnostico che da un punto di vista terapeutico.

L’oncologia moderna mira all’attuazione di specifici percorsi diagnostico-terapeutici per i pazienti affetti da neoplasia, con particolare riferimento alle forme tumorali con elevata incidenza e mortalità, in cui la diagnosi è spesso tardiva e in cui i trattamenti, spesso non risolutivi, come quelli basati su chemioterapici convenzionali, impattano in maniera importante, spesso negativamente, sulla qualità della vita del paziente.

Lo sviluppo della medicina di precisione e, in questo ambito, della medicina oncologica personalizzata, ha favorito il cambiamento dell’approccio diagnostico-terapeutico nei pazienti affetti da alcune tra le patologie oncologiche più drammatiche per incidenza e mortalità, quali i tumori del polmone, del colon-retto e il melanoma. Nella definizione diagnostica di questi tipi di tumore in particolare, è oggi necessario fornire informazioni che riguardano non solo le caratteristiche cito-istologiche delle neoplasie ma anche l’entità di specifiche alterazioni genetiche alla base dello sviluppo del tumore stesso.

La Patologia Molecolare, settore diagnostico dell’Anatomia Patologica, si occupa della individuazione, nel tessuto neoplastico, di tutte quelle alterazioni geniche importanti nello sviluppo e nella evoluzione di una specifica neoplasia, favorendo in tal senso il corretto inquadramento diagnostico ai fini terapeutici.

Oggi le attività diagnostiche in un laboratorio di Patologia Molecolare devono rispondere alle esigenze cliniche e devono fornire un quadro esaustivo di tutte le caratteristiche bio-patologiche del tumore in tempi altresì adeguati ai fini di un corretto approccio terapeutico, soprattutto in pazienti con malattie neoplastiche in fase avanzata, non trattabili chirurgicamente. A questo scopo un laboratorio di Patologia Molecolare deve essere dotato di tecnologie adeguate, spesso molto sofisticate ma soprattutto in grado di lavorare a ritmi elevati, con flussi di attività tali da sostenere i costi dei singoli test. I test di Patologia Molecolare sono di “per se” più complessi e più costosi delle comuni analisi cito-istologiche eseguite all’interno dei laboratori di Anatomia Patologica e richiedono anche specifica esperienza in ambito di diagnostica molecolare.

A questo proposito è molto importante sottolineare che: a) tutti i pazienti affetti da patologia neoplastica, soprattutto con malattia avanzata, dovrebbero essere inseriti in specifici Percorsi Diagnostico-Terapeutici in grado di assicurare al paziente stesso la presenza di tutte le professionalità che di quello specifico paziente avranno in carico la gestione; b) la possibilità per ogni paziente di usufruire di tali percorsi nello stesso modo, indipendentemente dalla provenienza, dallo stato sociale, dall’appartenenza sanitaria; c) la possibilità, a seconda del tipo di patologia neoplastica, di poter disporre di tecniche diagnostiche avanzate in grado, soprattutto nel settore della Patologia Molecolare, di identificare le alterazioni genetiche sulla cui presenza sarà possibile impostare l’intervento terapeutico più adeguato, in maniera personalizzata.

Tutto ciò implica l’ottimizzazione e la razionalizzazione delle attività e delle risorse al fine di sostenere i costi di tecnologie altamente sofisticate, di presidi diagnostici qualificati  e di trattamenti farmacologici innovativi, nel rispetto di percorsi diagnostico-terapeutici appropriati che possano garantire il medesimo tipo di approccio per ogni singolo paziente.